Tutte le news
Tech & AI 18 agosto 2026 4 min

L'autorità olandese pubblica un'autovalutazione per l'IA generativa

Uno strumento che accompagna il titolare dalla scelta del sistema fino al governo dell'uso quotidiano. Non è vincolante fuori dai Paesi Bassi, ma le domande valgono ovunque

L'autorità olandese per la protezione dei dati ha messo a disposizione uno strumento di autovalutazione sui sistemi di intelligenza artificiale generativa: un percorso che porta l'organizzazione a verificare se ha misure di governo adeguate, come sceglie un sistema conforme al GDPR, come lo mette in esercizio e come ne sorveglia l'uso.

Perché uno strumento del genere serve adesso

Il problema pratico di questi mesi non è il divieto: è che l'IA generativa entra nelle organizzazioni dalla porta di servizio. Non con un progetto, ma con una casella spuntata dentro un gestionale che il fornitore ha aggiornato, o con un abbonamento sottoscritto da un ufficio senza passare da nessuno. Quando il DPO se ne accorge, il trattamento è già in corso da mesi.

Un'autovalutazione non risolve il problema, ma lo rende discutibile: dà al DPO un documento da mettere sul tavolo che non sembra un'obiezione personale, e al titolare una sequenza di domande a cui rispondere per iscritto.

Le quattro decisioni che vanno scritte

Le domande si concentrano su quattro momenti: se esiste un governo del fenomeno prima di adottare qualsiasi strumento; con quali criteri si sceglie il fornitore; a quali condizioni il sistema entra in esercizio; e chi ne sorveglia l'uso nel tempo. Sono gli stessi quattro punti su cui, in un'ispezione, si chiede conto — e sono anche i quattro su cui, di solito, non esiste una riga scritta.

Va detto chiaramente: lo strumento è dell'autorità olandese e non vincola le altre. Non produce una presunzione di conformità e non sostituisce la valutazione d'impatto dell'art. 35 quando questa è dovuta. Ma le domande non sono olandesi: sono le stesse che un DPO farebbe in Italia, in Portogallo o in Norvegia.

Cosa farne in concreto

La cosa utile è usarlo come censimento, non come esame. Un giro di email ai clienti con tre domande — quali strumenti di IA generativa sono attivi, chi li ha autorizzati, quali dati ci finiscono dentro — produce quasi sempre una sorpresa, e quella sorpresa è il vero punto di partenza.

E ricordarsi della sequenza giusta: prima si stabilisce se il trattamento è lecito e se richiede una valutazione d'impatto, poi si sceglie il fornitore. L'ordine inverso — sistema scelto, poi valutazione scritta per giustificarlo — è il modo più rapido per trasformare un adempimento in una finzione.

Stai cercando un gestionale per il tuo lavoro di DPO?

DPO Workspace e' costruito da un DPO certificato. 30 giorni di prova gratuita.

Inizia gratis

Articoli correlati

Tech & AI
art. 9il volto che paga è un dato biometrico, non una password

Pagare con la faccia: quello che cambia quando la chiave sei tu

Dal 24 al 26 settembre 2026 Revolut ha sperimentato in tre caffetterie di Londra un sistema di pagamento che riconosce il volto alla cassa e lo confronta con il selfie caricato all'apertura del conto. L'adesione è volontaria, sopra 200 sterline serve un secondo controllo, e l'azienda dichiara la conformità al GDPR britannico. Per un DPO la parte interessante sta altrove: il volto usato per identificare è un dato biometrico ai sensi dell'art. 9, e nell'informativa convivono due dati distinti — il modello biometrico e la fotografia scattata alla cassa — con regole di cancellazione diverse.

24 set 2026Nuovo 7 min
Tech & AI
180prodotti di IA seguiti in cinque anni di vigilanza

180 prodotti di IA in cinque anni: cosa ha chiesto l'autorità

Il 25 settembre 2026 la Data Protection Commission irlandese ha pubblicato il rapporto sulla propria supervisione dei prodotti e servizi di intelligenza artificiale fra il 2021 e il 2025. Circa 180 prodotti seguiti, migliaia di pagine di valutazioni lette, e due punti che tornano in quasi ogni fascicolo: il legittimo interesse come base per l'addestramento, e la trasparenza di trattamenti che nessuno riesce a spiegare in modo semplice.

25 set 2026 6 min
Tech & AI
680clienti contattati, e nessuna intrusione nei sistemi

La richiesta arrivava da un dominio istituzionale vero

Il 12 settembre 2026 Revolut ha confermato di aver comunicato dati di clienti a fronte di richieste fraudolente inviate da un dominio email di un'agenzia governativa legittima. Fra i dati usciti: data di nascita, indirizzi, numeri di telefono, copie di passaporti e patenti, selfie di verifica, estratti conto e storici delle transazioni. Circa 680 clienti contattati. Non è un'intrusione nei sistemi: è una violazione di dati personali per divulgazione non autorizzata, e riguarda una procedura che quasi nessuno ha scritto.

23 set 2026 6 min