Le tue preferenze sui cookie

Provv. Garante 10/06/2021 · art. 7 GDPR

Usiamo cookie tecnici essenziali per far funzionare la piattaforma (login, sicurezza, sessioni). Vorremmo usare anche cookie analitici per capire come migliorarla.

Puoi accettare tutto, rifiutare tutto, oppure scegliere quali categorie attivare.Il tuo consenso è valido 6 mesi e puoi revocarlo in ogni momento dal footer.

Trovi tutto nella nostra informativa privacy.

Tutte le news
Normativa 24 agosto 2026 6 min

Settantasette caselle: quello che un DPO archivia davvero, e perché trentuno non bastavano

L'archivio documentale passa da trentuno a settantasette aree, raggruppate nelle sei cose che un titolare deve saper dimostrare. E la pagina che le mostra è stata rifatta da capo

In breve

Trentuno aree documentali diventano settantasette, divise in sei famiglie: informare, nominare, registrare, valutare, reagire, dimostrare. La pagina dell'archivio è stata ridisegnata: sopra ogni famiglia c'è un mosaico che è la fotografia di quel cliente, e la famiglia messa peggio si promuove da sola in cima.

Da dove nasce

Un archivio documentale con trentuno caselle sembra completo finché non provi a usarlo in un caso vero. Poi ti accorgi che i consensi raccolti finiscono in «Altri documenti», che l'accordo sindacale sulla videosorveglianza non ha un posto suo, e che la valutazione d'impatto sui trasferimenti — quella che accompagna ogni clausola contrattuale standard dopo Schrems II — non sta da nessuna parte. «Altri documenti» è la casella dove va a morire tutto quello che il progettista non ha previsto.

Le quattro che pesavano di più

  • Decisioni automatizzate e profilazione (art. 22). Con lo scoring, i filtri sui curricula e i sistemi antifrode è ovunque, e la sanzione da ottocentoventicinque milioni decisa nei Paesi Bassi in questi giorni riguarda esattamente questo. Non aveva una casella.
  • Trattamenti biometrici. Richiedono una valutazione propria e finivano dentro «Misure di sicurezza», dove nessuno li cerca.
  • Registro degli accessi e dei log. È la prima evidenza chiesta quando si contesta un accesso abusivo, ed è anche l'obbligo che grava sugli amministratori di sistema.
  • Anonimizzazione e pseudonimizzazione. Quasi sempre dichiarata, quasi mai documentata: è il punto su cui le autorità hanno smontato più difese negli ultimi due anni.

E poi il resto

Accordi sindacali e autorizzazioni sul controllo a distanza — senza quelli videosorveglianza e geolocalizzazione sono illecite a monte, prima ancora del GDPR. Registro delle violazioni dell'art. 33, par. 5, che è un obbligo autonomo e non si esaurisce nella gestione del singolo incidente. Risorse e indipendenza del DPO ex art. 38, la prima domanda di ogni verifica sul ruolo. Consensi raccolti e revoche, che sono la prova richiesta dall'art. 7, par. 1. E ancora: informativa ai candidati, ai minori, al segnalante; amministratori di sistema; rappresentante nell'Unione; mappa dei flussi; classificazione dei dati; test di vulnerabilità; privacy by design di progetto; piano di risposta agli incidenti; comunicazioni agli interessati dell'art. 34; polizza cyber; relazione periodica del DPO.

Perché la pagina è stata rifatta

Settantasette riquadri in griglia sono un muro, non un elenco. Adesso le aree stanno in sei famiglie che corrispondono alle sei cose che un titolare deve saper dimostrare, e sopra ognuna c'è un mosaico: una tessera per area, piena se contiene documenti. Non è un'illustrazione presa da una libreria — è il ritratto di quel cliente, e cambia mentre ci lavori. Una foto d'archivio sarebbe identica per tutti e non direbbe niente.

La famiglia messa peggio non la scegliamo noi: la sceglie il codice, in base alla copertura, e sale in cima con il fondo pieno del proprio colore e un pulsante che apre direttamente la prima area vuota. Le altre cinque restano monocromatiche di proposito. Sei colori per sei famiglie erano sei colori che non dicevano niente; il colore lo usa una cosa sola per schermata, ed è per questo che si vede.

Una cosa da sapere prima di aprirla

Su un cliente nuovo il mosaico sarà quasi tutto vuoto e le sei schede diranno tutte «vuoto». È onesto ed è scomodo. Non tutte le settantasette aree servono a tutti: un ambulatorio e un'agenzia immobiliare ne usano insieme meno di venti. I modelli di settore servono proprio a partire dalle aree che riguardano quel cliente invece che da tutte.

Fonte ufficiale:DPO Workspace — archivio documentale

Stai cercando un gestionale per il tuo lavoro di DPO?

DPO Workspace e' costruito da un DPO certificato. 30 giorni di prova gratuita.

Inizia gratis

Articoli correlati

Normativa
nullala decisione sul lavoratore presa dal solo algoritmo, dal 23 ottobre

Il licenziamento deciso dall'algoritmo è nullo: dal 23 ottobre in Italia

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 234 dell'8 ottobre 2026 ed entrato in vigore il 23 ottobre, il d.lgs. n. 179/2026 stabilisce che le decisioni finali sul rapporto di lavoro non possono fondarsi esclusivamente su trattamenti automatizzati, che il lavoratore può chiedere una motivazione comprensibile, e che le decisioni prese in violazione sono nulle. In parallelo, i sistemi di IA che incidono sull'organizzazione del lavoro entrano nella valutazione dei rischi ai sensi dell'art. 28 del d.lgs. 81/2008. Per un DPO è il raro caso in cui la conseguenza non è economica ma civilistica, e cambia il modo di impostare la verifica.

08 ott 2026Nuovo 8 min
Normativa
3segnali che rendono dovuta la notifica

Polonia, l'UODO: non ogni violazione va notificata. Dati di registro pubblico da una parte, PESEL, salute e dati finanziari dall'altra

Se dal sistema di fatturazione escono solo nome, ragione sociale, partita IVA e sede di un imprenditore, già pubblici nel registro, il rischio è di regola improbabile. Se escono anche identificativo nazionale, dettagli d'acquisto che rivelano la salute o dati finanziari, la notifica è dovuta. In ogni caso, la decisione va scritta nel registro interno.

05 ott 2026Nuovo 5 min
Normativa
120giorni per contestare, non per sanzionare

I 120 giorni non sono il termine per sanzionarti: sono il termine per contestarti

Chi ha impostato un'opposizione sulla tardività del Garante deve rileggere il calendario. La Cassazione chiarisce tre cose: reclamo e procedimento sanzionatorio sono autonomi, quindi lo sforamento dei nove-dodici mesi sul reclamo non fa decadere il potere di sanzionare; i 120 giorni servono a notificare la contestazione, non a irrogare la sanzione; e decorrono dal «definitivo accertamento», che non è la prima notizia ma il momento in cui l'Autorità può valutare tutti gli elementi — contraddittorio con te compreso. Dopo la contestazione resta solo la prescrizione quinquennale.

20 set 2026 7 min