In breve
Trentuno aree documentali diventano settantasette, divise in sei famiglie: informare, nominare, registrare, valutare, reagire, dimostrare. La pagina dell'archivio è stata ridisegnata: sopra ogni famiglia c'è un mosaico che è la fotografia di quel cliente, e la famiglia messa peggio si promuove da sola in cima.
Da dove nasce
Un archivio documentale con trentuno caselle sembra completo finché non provi a usarlo in un caso vero. Poi ti accorgi che i consensi raccolti finiscono in «Altri documenti», che l'accordo sindacale sulla videosorveglianza non ha un posto suo, e che la valutazione d'impatto sui trasferimenti — quella che accompagna ogni clausola contrattuale standard dopo Schrems II — non sta da nessuna parte. «Altri documenti» è la casella dove va a morire tutto quello che il progettista non ha previsto.
Le quattro che pesavano di più
- Decisioni automatizzate e profilazione (art. 22). Con lo scoring, i filtri sui curricula e i sistemi antifrode è ovunque, e la sanzione da ottocentoventicinque milioni decisa nei Paesi Bassi in questi giorni riguarda esattamente questo. Non aveva una casella.
- Trattamenti biometrici. Richiedono una valutazione propria e finivano dentro «Misure di sicurezza», dove nessuno li cerca.
- Registro degli accessi e dei log. È la prima evidenza chiesta quando si contesta un accesso abusivo, ed è anche l'obbligo che grava sugli amministratori di sistema.
- Anonimizzazione e pseudonimizzazione. Quasi sempre dichiarata, quasi mai documentata: è il punto su cui le autorità hanno smontato più difese negli ultimi due anni.
E poi il resto
Accordi sindacali e autorizzazioni sul controllo a distanza — senza quelli videosorveglianza e geolocalizzazione sono illecite a monte, prima ancora del GDPR. Registro delle violazioni dell'art. 33, par. 5, che è un obbligo autonomo e non si esaurisce nella gestione del singolo incidente. Risorse e indipendenza del DPO ex art. 38, la prima domanda di ogni verifica sul ruolo. Consensi raccolti e revoche, che sono la prova richiesta dall'art. 7, par. 1. E ancora: informativa ai candidati, ai minori, al segnalante; amministratori di sistema; rappresentante nell'Unione; mappa dei flussi; classificazione dei dati; test di vulnerabilità; privacy by design di progetto; piano di risposta agli incidenti; comunicazioni agli interessati dell'art. 34; polizza cyber; relazione periodica del DPO.
Perché la pagina è stata rifatta
Settantasette riquadri in griglia sono un muro, non un elenco. Adesso le aree stanno in sei famiglie che corrispondono alle sei cose che un titolare deve saper dimostrare, e sopra ognuna c'è un mosaico: una tessera per area, piena se contiene documenti. Non è un'illustrazione presa da una libreria — è il ritratto di quel cliente, e cambia mentre ci lavori. Una foto d'archivio sarebbe identica per tutti e non direbbe niente.
La famiglia messa peggio non la scegliamo noi: la sceglie il codice, in base alla copertura, e sale in cima con il fondo pieno del proprio colore e un pulsante che apre direttamente la prima area vuota. Le altre cinque restano monocromatiche di proposito. Sei colori per sei famiglie erano sei colori che non dicevano niente; il colore lo usa una cosa sola per schermata, ed è per questo che si vede.
Una cosa da sapere prima di aprirla
Su un cliente nuovo il mosaico sarà quasi tutto vuoto e le sei schede diranno tutte «vuoto». È onesto ed è scomodo. Non tutte le settantasette aree servono a tutti: un ambulatorio e un'agenzia immobiliare ne usano insieme meno di venti. I modelli di settore servono proprio a partire dalle aree che riguardano quel cliente invece che da tutte.
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