Che cos'è questa fonte
Una campagna di sensibilizzazione dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, accompagnata da una pagina tematica. Non è un provvedimento, non è una linea guida e non introduce obblighi: informa. Lo diciamo in apertura perché la distinzione conta — quello che segue nella prima parte è contenuto della fonte, quello che segue nell'ultima è una lettura di chi scrive.
Cosa dice la fonte
I rischi psicosociali nascono da una cattiva progettazione, organizzazione e gestione del lavoro, e da un contesto sociale del lavoro carente. La pagina elenca dieci condizioni tipiche: carichi eccessivi, richieste in conflitto e mancanza di chiarezza sul ruolo, esclusione dalle decisioni che riguardano il lavoratore, nessuna influenza sul modo in cui il lavoro viene svolto, cambiamenti organizzativi gestiti male, insicurezza del posto, comunicazione inefficace, assenza di sostegno da parte di colleghi o management, molestie psicologiche e sessuali, e il rapporto con clienti, pazienti o studenti difficili.
- Stress, ansia e depressione sono il secondo problema di salute legato al lavoro più diffuso fra i lavoratori europei.
- Quasi il 45% dei lavoratori dichiara di essere esposto a fattori di rischio che possono incidere negativamente sulla propria salute mentale.
- Secondo l'indagine OSH Pulse condotta dall'Agenzia nel 2022, il 27% dei lavoratori sperimenta stress, ansia o depressione causati o aggravati dal lavoro. La rilevazione del 2025, citata dalla campagna, indica il 29% e un 37% di affaticamento generale.
- Fra i fattori con l'effetto più dannoso sulla salute figurano gli orari di lavoro disagevoli e l'intensità del lavoro.
- L'indagine ESENER mostra che i rischi psicosociali sono percepiti come più difficili da gestire di quelli tradizionali, e che le micro e piccole imprese tendono a sottovalutarli.
La pagina insiste su un punto che non è statistico ma di impostazione: quando il rischio psicosociale viene guardato come questione organizzativa e non come difetto individuale, si può affrontare con lo stesso metodo strutturato usato per gli altri rischi per la sicurezza e la salute.
Il quadro giuridico che la fonte richiama
Qui la pagina è esplicita: gestire i rischi psicosociali legati al lavoro non è soltanto un obbligo morale e un buon investimento, è «un imperativo giuridico stabilito dalla direttiva quadro 89/391/CEE», sostenuto dagli accordi quadro delle parti sociali sullo stress lavoro-correlato e sulle molestie e la violenza sul lavoro. Il datore di lavoro ha la responsabilità giuridica di assicurare che i rischi presenti sul luogo di lavoro siano valutati e controllati adeguatamente, e il coinvolgimento dei lavoratori nel processo è indicato come fattore di successo, non come cortesia.
La direttiva 89/391/CEE è una direttiva: vincola gli Stati quanto al risultato ed è stata recepita negli ordinamenti nazionali. In Italia il recepimento è il D.Lgs. 81/2008, il cui art. 28 include espressamente lo stress lavoro-correlato fra i rischi da valutare nel documento di valutazione dei rischi. L'obbligo esiste dal 2008 e la campagna non lo modifica: cambia l'attenzione, non il perimetro.
Da qui in avanti è una lettura mia, non un contenuto della fonte
La pagina dell'EU-OSHA non nomina il regolamento sulla protezione dei dati, non parla di raccolta o valutazione di dati sanitari, non nomina il responsabile della protezione dei dati e non afferma che le aziende stiano misurando il benessere dei propri dipendenti. Quello che segue è un ragionamento di chi scrive su una conseguenza possibile, ed è corretto leggerlo come tale.
Perché può finire sulla scrivania di chi si occupa di dati
Il rischio psicosociale, per essere valutato, va misurato. E lo strumento più usato per misurarlo è il questionario ai lavoratori. Nel momento in cui quel questionario permette di risalire alla persona, e chiede dello stato psicologico di quella persona, si stanno trattando dati relativi alla salute — e non basta il consenso raccolto in un modulo aziendale, perché in un rapporto di lavoro il consenso è quasi sempre discutibile. Questo non lo dice la campagna: è la conseguenza che si produce quando la campagna funziona e le organizzazioni cominciano a misurare.
- L'aggregazione non è automatica. Se un reparto ha sei persone, il dato «aggregato per reparto» identifica chiunque vi lavori.
- Il questionario anonimo che anonimo non è: reparto, fascia d'età, anzianità e genere insieme rendono identificabile una persona in quasi qualunque impresa sotto le duecento unità.
- Il modulo somministrato con lo strumento aziendale porta con sé l'identità di chi risponde, indipendentemente da cosa dichiari la schermata.
- I risultati individuali conservati dopo l'elaborazione: la valutazione serve al documento, non al fascicolo personale.
Una domanda da fare al cliente
Nell'ultimo anno avete somministrato ai dipendenti un questionario su clima, benessere o stress? Se la risposta è sì, chiedere di vedere il modulo e l'informativa. È una domanda che si può fare in due minuti e che, quando la risposta è affermativa, apre quasi sempre un capitolo che nel registro dei trattamenti non c'è.
La campagna viene lanciata il 13 ottobre a Bruxelles e copre il triennio 2026-2028, all'interno del quadro strategico dell'Unione in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027. Guarda in particolare a gruppi professionali, settori e ambiti nuovi o trascurati: sono anche quelli in cui non esiste ancora nessuna procedura, il che li rende interessanti per chi fa consulenza e scomodi per chi la riceve.
Fonte ufficiale:EU-OSHA — Rischi psicosociali e salute mentale sul lavoro (pagina tematica)Fonte ufficiale:EU-OSHA — Campagna «Insieme per la salute mentale sul lavoro» 2026-2028Stai cercando un gestionale per il tuo lavoro di DPO?
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