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Giurisprudenza 8 luglio 2026 6 min

Il certificato penale che non dice niente: la Spagna annulla due milioni

L'Audiencia Nacional cancella la sanzione dell'autorità spagnola: chiedere un certificato penale NEGATIVO non è, di per sé, trattare dati sulle condanne ai sensi dell'art. 10. Ma non vuol dire che si possa chiedere sempre

Che cosa ha deciso il giudice

L'autorità spagnola aveva sanzionato per due milioni di euro la richiesta, rivolta ai candidati del programma Amazon Flex — corrieri che consegnano con il proprio veicolo — di produrre un certificato penale. L'Audiencia Nacional, con sentenza n. 359/2026 dell'8 luglio 2026, ha annullato la sanzione: l'art. 10 GDPR disciplina i dati «relativi a condanne penali e reati», e acquisire un certificato che attesta l'assenza di condanne non equivale a conoscere una condanna. Contro la sentenza è ancora possibile ricorrere al Tribunal Supremo.

La tentazione, leggendo il titolo, è concludere che il certificato penale si possa chiedere. Non è quello che dice la sentenza. Il giudice ha tolto di mezzo UN ostacolo — la qualificazione automatica come dato dell'art. 10, che impone una base giuridica rinforzata — e ha lasciato in piedi tutto il resto. Il certificato resta un dato personale, e chiederlo resta un trattamento che ha bisogno di una base giuridica e di superare il test di necessità.

  • Il documento contiene comunque dati personali: nome, data di nascita, e il fatto stesso che quella persona sia stata sottoposta a una verifica.
  • Serve una base giuridica ai sensi dell'art. 6, e per un datore di lavoro privato il consenso del candidato non regge: nel rapporto di selezione non è libero.
  • Resta il test di necessità: per una mansione specifica il certificato può essere proporzionato, per tutte le posizioni indistintamente non lo è.
  • Il diritto nazionale conta più della sentenza: in Italia l'art. 2-octies del d.lgs. 196/2003 richiede una previsione normativa per i dati dell'art. 10, e la richiesta del casellario ai candidati è ammessa solo dove una legge la prevede.

E c'è il rovescio della medaglia, che un DPO deve tenere presente. L'orientamento opposto esiste, ed è stato sostenuto con forza: un certificato penale negativo dice comunque qualcosa sulla persona — precisamente, che non ha condanne — e questa è un'informazione sul suo passato giudiziario, anche quando la casella è vuota. È la posizione da cui era nata la sanzione spagnola, ed è quella che orienta oggi la prassi in diversi ordinamenti, Italia compresa.

Come si usa una sentenza che non è definitiva

Non come un via libera. Una pronuncia di primo grado, ancora impugnabile davanti al Tribunal Supremo, e resa su un ordinamento diverso dal proprio, non è una base su cui cambiare la prassi di un cliente. È invece un'ottima ragione per rileggere le richieste di certificato che il cliente già fa: se le fa perché «si è sempre fatto così», questa sentenza non le salva; se le fa perché una norma glielo impone, non ne aveva bisogno.

La domanda pratica da portare al cliente resta la stessa di prima della sentenza, ed è una sola: per quale posizione, e in base a quale norma. Se a entrambe c'è una risposta scritta, la richiesta regge in qualunque lettura dell'art. 10. Se la risposta è che lo chiedono a tutti perché è più prudente, la prudenza sta esattamente dall'altra parte.

Fonte ufficiale:Federprivacy — Annullata la multa da 2 milioni di euro ad Amazon: chiedere un certificato penale negativo non viola il GDPRFonte ufficiale:Federprivacy — Il certificato del casellario giudiziale contiene dati personali anche se non vi è scritto nulla

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