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Giurisprudenza 1 ottobre 2026 5 min

Corte di giustizia, l'avvocata generale: il diritto alla cancellazione può valere anche per i registri di battesimo

Conclusioni di Laila Medina nella causa C-12/25, Bisdom Gent, del 1 ottobre 2026. Nessun diritto automatico, ma un bilanciamento caso per caso. E cancellare non vuol dire barrare lasciando leggibile

TL;DR

Il 1 ottobre 2026 l'avvocata generale Laila Medina ha presentato le conclusioni nella causa C-12/25, Bisdom Gent. Tre punti: il registro di battesimo, anche cartaceo, è un «archivio» ai sensi dell'art. 4, n. 6, e il GDPR si applica; chi è stato battezzato può chiedere la cancellazione opponendosi al trattamento (artt. 21, par. 1, e 17, par. 1, lett. c), e la Chiesa può continuare solo con motivi legittimi cogenti; se la cancellazione è dovuta, barrare lasciando leggibile non basta. Le conclusioni non vincolano la Corte: la sentenza arriverà più avanti.

Il caso

Un cittadino belga, battezzato cattolico da bambino, ha chiesto alla Diocesi di Gand di eliminare ogni riferimento alla sua persona da tutti i registri e archivi, fisici e digitali. La Diocesi ha registrato l'abbandono della Chiesa e ha barrato i suoi dati, lasciandoli però leggibili. L'autorità belga per la protezione dei dati ha ordinato la cancellazione; la Diocesi ha impugnato la decisione e il giudice belga ha chiesto alla Corte di giustizia come interpretare il GDPR.

Che cosa propone l'avvocata generale

  • IL GDPR SI APPLICA. Il registro contiene un insieme strutturato di dati (nome, data e luogo di nascita, legami familiari, convinzioni religiose): è un archivio. L'autonomia delle Chiese non cambia questa conclusione.
  • TRATTAMENTO LECITO, FINO ALL'OPPOSIZIONE. Prima della richiesta, il trattamento può essere lecito sulla base del legittimo interesse (art. 6, par. 1, lett. f), anche senza consenso espresso.
  • OPPOSIZIONE E MOTIVI COGENTI. Dopo l'opposizione, la Chiesa può continuare solo se dimostra motivi legittimi cogenti. L'amministrazione corretta dei sacramenti può esserlo, ma il trattamento deve essere necessario e prevalere sui diritti della persona.
  • BILANCIAMENTO CONCRETO. Lo fa il giudice nazionale, caso per caso: vita privata, protezione dei dati e libertà di coscienza della persona da un lato; autonomia e libertà religiosa della Chiesa dall'altro. Contano i motivi della richiesta e l'effetto di un rifiuto.
  • ARCHIVIO E RICERCA STORICA. In mancanza di motivi cogenti, la conservazione è possibile per archiviazione nel pubblico interesse o ricerca storica (artt. 17, par. 3, lett. d, e 89, par. 1), ma solo a condizioni strette e nel rispetto della minimizzazione.

Barrare non è cancellare

Se la cancellazione è dovuta, una barratura che lascia leggibili i dati, con l'annotazione dell'uscita dalla Chiesa, non è una cancellazione ai sensi del GDPR. I dati vanno resi illeggibili quanto basta perché la persona non sia più identificata o facilmente identificabile. Non serve strappare pagine: si possono oscurare i dati e mantenere il fatto che un battesimo è avvenuto in un certo luogo e momento.

Perché interessa anche chi non segue enti religiosi

Tre lezioni sugli archivi

Uno: un registro cartaceo ordinato per nome o per data è un archivio GDPR, con tutto ciò che ne segue (registro dei trattamenti, conservazione, diritti). Due: «non possiamo cancellare, falseremmo la storia» non è un argomento sufficiente; serve un bilanciamento documentato con i motivi concreti. Tre: quando la cancellazione è dovuta ma il supporto non si può distruggere, l'oscuramento è una misura accettabile; annotare a margine, no. Vale per gli archivi storici di comuni, scuole, ordini professionali e associazioni.

Le conclusioni dell'avvocato generale propongono una soluzione, non la impongono: i giudici della Corte iniziano ora la deliberazione. La Commissione delle Conferenze episcopali dell'UE (COMECE) ha espresso forte preoccupazione per la tesi. Fino alla sentenza, chi tratta richieste simili fa bene a documentare il bilanciamento e a non dare per scontato né il rifiuto né la cancellazione integrale.

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