TL;DR
Il 1 ottobre 2026 l'avvocata generale Laila Medina ha presentato le conclusioni nella causa C-12/25, Bisdom Gent. Tre punti: il registro di battesimo, anche cartaceo, è un «archivio» ai sensi dell'art. 4, n. 6, e il GDPR si applica; chi è stato battezzato può chiedere la cancellazione opponendosi al trattamento (artt. 21, par. 1, e 17, par. 1, lett. c), e la Chiesa può continuare solo con motivi legittimi cogenti; se la cancellazione è dovuta, barrare lasciando leggibile non basta. Le conclusioni non vincolano la Corte: la sentenza arriverà più avanti.
Il caso
Un cittadino belga, battezzato cattolico da bambino, ha chiesto alla Diocesi di Gand di eliminare ogni riferimento alla sua persona da tutti i registri e archivi, fisici e digitali. La Diocesi ha registrato l'abbandono della Chiesa e ha barrato i suoi dati, lasciandoli però leggibili. L'autorità belga per la protezione dei dati ha ordinato la cancellazione; la Diocesi ha impugnato la decisione e il giudice belga ha chiesto alla Corte di giustizia come interpretare il GDPR.
Che cosa propone l'avvocata generale
- IL GDPR SI APPLICA. Il registro contiene un insieme strutturato di dati (nome, data e luogo di nascita, legami familiari, convinzioni religiose): è un archivio. L'autonomia delle Chiese non cambia questa conclusione.
- TRATTAMENTO LECITO, FINO ALL'OPPOSIZIONE. Prima della richiesta, il trattamento può essere lecito sulla base del legittimo interesse (art. 6, par. 1, lett. f), anche senza consenso espresso.
- OPPOSIZIONE E MOTIVI COGENTI. Dopo l'opposizione, la Chiesa può continuare solo se dimostra motivi legittimi cogenti. L'amministrazione corretta dei sacramenti può esserlo, ma il trattamento deve essere necessario e prevalere sui diritti della persona.
- BILANCIAMENTO CONCRETO. Lo fa il giudice nazionale, caso per caso: vita privata, protezione dei dati e libertà di coscienza della persona da un lato; autonomia e libertà religiosa della Chiesa dall'altro. Contano i motivi della richiesta e l'effetto di un rifiuto.
- ARCHIVIO E RICERCA STORICA. In mancanza di motivi cogenti, la conservazione è possibile per archiviazione nel pubblico interesse o ricerca storica (artt. 17, par. 3, lett. d, e 89, par. 1), ma solo a condizioni strette e nel rispetto della minimizzazione.
Barrare non è cancellare
Se la cancellazione è dovuta, una barratura che lascia leggibili i dati, con l'annotazione dell'uscita dalla Chiesa, non è una cancellazione ai sensi del GDPR. I dati vanno resi illeggibili quanto basta perché la persona non sia più identificata o facilmente identificabile. Non serve strappare pagine: si possono oscurare i dati e mantenere il fatto che un battesimo è avvenuto in un certo luogo e momento.
Perché interessa anche chi non segue enti religiosi
Tre lezioni sugli archivi
Uno: un registro cartaceo ordinato per nome o per data è un archivio GDPR, con tutto ciò che ne segue (registro dei trattamenti, conservazione, diritti). Due: «non possiamo cancellare, falseremmo la storia» non è un argomento sufficiente; serve un bilanciamento documentato con i motivi concreti. Tre: quando la cancellazione è dovuta ma il supporto non si può distruggere, l'oscuramento è una misura accettabile; annotare a margine, no. Vale per gli archivi storici di comuni, scuole, ordini professionali e associazioni.
Le conclusioni dell'avvocato generale propongono una soluzione, non la impongono: i giudici della Corte iniziano ora la deliberazione. La Commissione delle Conferenze episcopali dell'UE (COMECE) ha espresso forte preoccupazione per la tesi. Fino alla sentenza, chi tratta richieste simili fa bene a documentare il bilanciamento e a non dare per scontato né il rifiuto né la cancellazione integrale.
Stai cercando un gestionale per il tuo lavoro di DPO?
DPO Workspace e' costruito da un DPO certificato. 30 giorni di prova gratuita.
Inizia gratis