In breve
L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha pubblicato nove casi studio sulla prevenzione dei rischi psicosociali: sei presentano iniziative nazionali o settoriali per la sensibilizzazione e il rafforzamento della prevenzione, tre raccontano interventi condotti da singole aziende. Preparano la campagna «Insieme per la salute mentale sul lavoro», che coprirà il triennio 2026-2028 e sarà lanciata ufficialmente in ottobre.
Perché una campagna sulla salute mentale finisce sulla scrivania del DPO
La domanda sembra fuori posto: la salute mentale è materia del medico competente e del responsabile del servizio di prevenzione, non del responsabile della protezione dei dati. Ma le campagne di questo tipo producono sempre la stessa conseguenza pratica: le aziende cominciano a misurare. Questionari sul benessere, rilevazioni del clima, indagini sullo stress lavoro-correlato, piattaforme di supporto psicologico offerte come benefit. Ogni strumento raccoglie dati, e quasi sempre dati sulla salute.
- Un questionario sullo stress che permette di risalire alla persona tratta dati relativi alla salute, e serve una condizione dell'art. 9
- L'aggregazione non è automatica: se un reparto ha sei persone, il dato «aggregato per reparto» identifica
- Una piattaforma di supporto psicologico offerta ai dipendenti è un trattamento del fornitore, non del datore: il datore non deve sapere chi la usa
- Il consenso del lavoratore è una base giuridica fragile per lo squilibrio del rapporto, e questo non cambia perché l'iniziativa è benevola
- Il termine di conservazione va deciso prima della somministrazione, non dopo aver visto i risultati
Cosa dicono i casi studio
La distinzione interessante è quella fra i sei casi di sistema e i tre aziendali. I primi riguardano iniziative nazionali o di settore per la sensibilizzazione e il rafforzamento della prevenzione, i secondi interventi decisi e attuati dentro una singola impresa. È la stessa distinzione che serve al DPO: un'iniziativa di settore raccoglie dati aggregati e raramente pone problemi, un intervento aziendale lavora su persone identificabili e li pone quasi sempre.
La campagna dichiara di voler guardare a «gruppi professionali, settori e ambiti nuovi o trascurati». Tradotto per chi fa consulenza: i settori dove il tema non è mai stato affrontato sono anche quelli dove non esiste nessuna procedura, nessuna informativa e nessun termine di conservazione. Sono i clienti che chiameranno fra sei mesi.
L'errore che si vede più spesso
Il questionario anonimo che anonimo non è. Basta chiedere reparto, fascia d'età, anzianità e genere per rendere identificabile una persona in qualunque azienda sotto le duecento unità. Se poi il questionario è somministrato con un modulo aziendale che registra l'account, l'anonimato è già perso in partenza. Prima di dichiarare «indagine anonima» in un'informativa va verificato che il sistema non conservi l'identificativo, e la verifica va fatta sullo strumento, non sulla promessa del fornitore.
Il collegamento con la valutazione dei rischi
In Italia lo stress lavoro-correlato è già oggetto di valutazione obbligatoria all'interno del documento di valutazione dei rischi. Quello che cambia con una campagna europea non è l'obbligo, è l'attenzione: aumentano le ispezioni, aumentano le domande, e i documenti fermi al modello scaricato dieci anni fa diventano visibili. Per il DPO è l'occasione di guardare quel capitolo del documento e verificare se la valutazione si è fondata su dati raccolti dai lavoratori, e con quale informativa.
Cosa chiedere al cliente questa settimana
Una domanda sola: nell'ultimo anno avete somministrato un questionario ai dipendenti su clima, benessere o stress? Se la risposta è sì, chiedi di vedere l'informativa e il modulo. Nella maggior parte dei casi l'informativa non esiste, e il modulo è uno strumento gratuito che salva le risposte su un server di cui nessuno ha mai letto le condizioni.
La campagna parte a ottobre e dura tre anni. È abbastanza tempo perché diventi un tema ricorrente nei rapporti con i clienti, ed è abbastanza poco perché convenga arrivarci con le procedure già scritte invece che dopo la prima richiesta.
Fonte ufficiale:EU-OSHA - Psychosocial risks and mental health at workFonte ufficiale:EU-OSHA - Campagna «Insieme per la salute mentale sul lavoro» 2026-2028Stai cercando un gestionale per il tuo lavoro di DPO?
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